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RIFLESSIONI DOPO SIENA - di Maria Paola Patuelli

Le due giornate degli Stati generali delle donne, a Siena, mi hanno confermato una precedente impressione.

La fioritura più ampia e “nuova”  della primavera italiana,del risveglio civile evidente nelle amministrative e nei referendum, è la ripresa di un movimento politico delle donne.

La premessa, grandiosa perché ha toccato in modo capillare tutta la nazione, in moltissime città, dal Nord al Sud, si è avuta il 13 febbraio scorso.

La novità politica, non scontata in questa premessa, consiste nella scelta del coordinamento romano di Se non ora, quando? di non concludere la propria storia con il 13 febbraio, ma di verificare se i 120 Comitati che si erano costituiti in Italia, come a Ravenna, per dare vita a una manifestazione il cui significato è andato ben oltre la indignazione, erano ancora vivi, attivi e interessati a trasformarsi in movimento nazionale permanente.

A Siena  sono convenute circa 2000 donne,  da tutta Italia.

L’impostazione politica e organizzativa delle due giornate ha avuto fin dall’inizio un “segno” nuovo. Una lettera inviata a tutti i comitati con quesiti semplici; discorsi di apertura sintetici, con molti dati informativi e statistici sulla condizione femminile in Italia; video informativi efficaci e brevi, e, soprattutto, microfono libero e aperto a tutte. Unica regola, interventi di tre minuti, senza distinzione alcuna fra ospiti illustri e donne delle città, e l’invito a entrare nel merito dei quesiti iniziali. Un metodo importante, di democrazia orizzontale, mai vista così seriamente applicata, neppure nei migliori convegni “movimentisti” a cui ho partecipato in questi ultimi dieci anni.

Pur nei diversissimi linguaggi e nelle diversificate sottolineature culturali, politiche e generazionali, non si è avuta babele delle lingue. Ci siamo capite, perché eravamo in grado di capirci, anche nei passaggi di non condivisione. E le differenze, sociali e culturali, che hanno preso parola sono state moltissime: studentesse, dottorande, lavoratrici, donne impegnate nelle istituzioni nazionali e locali, sindacaliste, insegnanti, femministe “storiche”, economiste, filosofe, rappresentanti di associazioni, da Lidia Menapace, dell’ANPI nazionale, a donne di ARCILESBICA e a sex workers.

Un universo femminile che si è detto disponibile a farsi “mondo”. La risposta è stata unanime. Dobbiamo diventare rete permanente, autonoma da partiti, istituzioni, sindacati, che saranno sicuramente interlocutori, ma non privilegiati. L’ipotesi che è uscita è quella di una rete fatta di nodi dotati della massima autonomia, molto radicati nei territori, e aperti, con la pratica politica della trasversalità includente, con una continua circolarità fra i nodi, che le nuove forme di comunicazione favoriscono. Una rete stabile, permanente, non gerarchica, con l’obiettivo di individuare agende condivise di mobilitazione, su obiettivi che, se raggiunti, migliorino le condizioni di vita delle donne che vivono in Italia, immigrate incluse. Di tutte le donne, nessuna esclusa, precondizione necessaria per rendere il mondo più giusto.

Una certa misura del mondo che vorremmo l’ho riscontrata anche nella organizzazione generale. Efficiente, semplice, gentile, con attenzione continua alle richieste e ai bisogni. E cura del simbolico. Una band giocosa a conclusione della prima giornata ci ha condotto in corteo in piazza del Campo, che abbiamo abbracciato con un girotondo colorato e gioioso. Ho ringraziato di questo le donne di Siena, eccellenti ospiti, perché hanno voluto ricordarci che, della città, è la piazza il centro e il cuore, di fronte al palazzo Pubblico. Dietro, e molto sotto, c’è la piazza del mercato. E altrove, più lontano, c’è il Duomo che, nei primi esagerati progetti, che la Storia ha fermato, voleva arrivare, con una scalinata gigantesca, in piazza del Campo, dall’alto al basso, il contrario del metodo delle nostre due giornate. Perché, ho voluto sottolienarlo nel mio intervento, c’è, in Italia, irrisolta, la grande questione della laicità che, come l’aggressione continua alla Costituzione, si interfaccia con la condizione femminile. Sono, nella storia italiana, passata e presente, facce della stessa medaglia.

Ho condiviso il percorso con Giovanna Piaia, e nei nostri interventi abbiamo sottolineato di essere parte del Comitato SNOQ di Ravenna, e con Rita Visani, della Associazione 194 Donne di Faenza, che ha portato la voce delle operaie dell’OMSA.

Il nostro comune impegno. Riportare alle amiche ravennati di SNOQ, la storia delle due giornate senesi, per decidere insieme come procedere.

12 luglio 2011

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